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Mostra

Józef Robakowski Più vicino – più lontano

Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci

Dal 13 ottobre 2017 al 28 gennaio 2018

Il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci presenta la prima retrospettiva in Italia di uno dei massimi rappresentanti dell'arte e del cinema sperimentale polacco, Józef Robakowski, dal titolo Più vicino – più lontano, a cura di Bożena Czubak.

 

Józef Robakowski (Poznań, 1939) è artista e autore di film, video, installazioni, performance e fotografie, ma anche animatore culturale e teorico d’arte. Ha coordinato alcuni dei movimenti artistici fondamentali della seconda metà del Novecento, dal Collettivo Zero-61 (1961-1969) che si è ispirato alla tradizione del montaggio metaforico utilizzato dal cinema d’avanguardia, al Laboratorio per la Forma Cinematografica (Warsztaty Formy Filmowej, 1970-1977).

Animatore del movimento artistico progressista polacco, la sua ricerca l’ha portato a interrogarsi sul linguaggio, la meccanica e il materiale filmico, unendo a questi elementi un interesse verso la tradizione concettuale d’avanguardia filtrata attraverso la lente dell’autenticità e dell’identità personale.

 

La mostra al Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato presenta alcune delle opere più significative dell’autore e della sua ricerca sul linguaggio cinematografico e il montaggio: una selezione di film, video, documentazioni di performance a partire dagli anni Sessanta fino ai tempi più recenti, a cominciare dal primo film sperimentale, 6,000,000, un montaggio di frammenti di documentari e cinegiornali della Seconda Guerra Mondiale fino al film/performance Sto andando...(Idę...,1973), primo dei lavori in cui la camera è considerata un’estensione del corpo dell’artista.

 

È presente inoltre il capolavoro Dalla mia finestra (Z mojego okna, 1978-1999) che Robakowski ha realizzato riprendendo per più di venti anni scene di vita quotidiana dalla finestra del proprio studio, situato in un quartiere di Łodż con palazzi vagamente simili a grattacieli, esempio del socialismo degli anni Settanta, che per questo era chiamato Manhattan.

 

Più vicino, più lontano (Bliżej, Dalej, 1985), che dà anche nome alla mostra, è una reminiscenza autoironica della ricerca analitica degli anni Settanta, dedicata al Laboratorio per la Forma Cinematografica, esperienza - all’epoca - ormai defunta. È una specie di gioco che l’artista fa con la propria immagine riflessa attraverso la manipolazione dello zoom, citando, in maniera non troppo velata, l’iconico lavoro di Dziga Vertov L'uomo con la macchina da presa; ma diviene anche metafora della lontananza della cultura artistica oltrecortina che questa mostra vuole cercare di avvicinare.